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Un ossimoro vitale
Dopo l'"Armonia del contrasto"...
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 <  agatellawasabi >

30.05.2008

In Fede

 

 

MI MANCHI, GIA'.

 

scritto da wasabi alle ore 17:52 commenta    leggi commenti (0)
 <  agatellawasabi >

20.05.2008

C'è un temporale in arrivo

C’è un temporale in arrivo sulla mia cittàporta novitàporta novità 

E la città parla di me. Fuori c’è una pioggia invernale, veloce e strafottente… già, se ne fotte di noi, speranzosi di alzarci dalle lenzuola tiepide per immetterci in una assolata giornata da maniche corte. E mi ritrovo con bracciali colorati nascosti ancora da una giacca di velluto marrone, e le scarpe si infangano e sono stranamente più belle, più vissute, i pantaloni si infrangono in stagni delimitati dall’asfalto, e si creano increspature piccole e magiche. Trovo la magia in ogni piccolo evento che mi circonda. I muri parlano con me, coi miei sogni e le mie tasche, che come sempre sono vuote… c’è Nick Cave a Spello, c’è l’Umbria Jazz quasi alle porte, e poi c’è lui, impresso su un manifesto bianco, nascosto tra pubblicità e facce di politici ormai perdenti, lo guardo con occhi da bambina, è un giocattolo che desidero…che è impossibile. È Ben Harper il 25 luglio ad Arezzo. Penso al mio regalo di compleanno già conosciuto, un venti luglio con Michael Stipe e continui aneliti diurni. Viziata da frenesia e struggimento per ogni cosa che scorgo, che incontro. La radio parla di me, entro in macchina che si accende della loro energia, mentre qualcuno mi guarda stranita, inizio a muovermi sul sedile con un sorriso compiaciuto. Questa è mia: An end has a start. Le finestre parlano di me, guardo in alto e noto i particolari, e in via della Pallotta c’è un ragazzo down che guarda la pioggia dalla finestra, prigioniero ai nostri occhi, ma chissà quante cose meravigliose starà pensando!? Oggi, sto in silenzio. È la città che parla con me.

 
 

scritto da wasabi alle ore 17:26 commenta    leggi commenti (2)
 <  agatellawasabi >

14.05.2008

Odore di Margherita

08/05/2008

E prima di partire mi immergo nel caos strisciante dei ricordi dei miei tre vecchi anni universitari cercando appunti di fisiopatologia che mi ricordano la lontana Agatella-ligia-al-dovere. Ritrovo “Diario” dedicato al primo anniversario del G8 e il mio intervento a pagina 84. Nel mezzo c’è una pagina di TTL de La Stampa, non so perché l’avevo conservata, e ancora, accanto, un vecchio manifesto dei Meganoidi strappato dalla strada. Ho in mente l’immagine di Ema quando lo portai a casa, rabbrividiva. “La domenica delle salme non si udirono fucilate il gas esilarante presidiava le strade”. Ed oggi, mentre ascolto Violet Hill, mi lecco le dita dalla gioia. Una lettera arrivata e un barlume di certezza sul mio futuro, che mi fa luce, mentre continuo il cammino. Sono serena e condivido il momento con gente venuta da lontano, festeggiando con l’antropologo che si sveglia sul mio letto con un sorriso transalcolico. Girovaga all’alba, con un bracciale alla caviglia e i capelli ricci con rasta in percentuali non pervenute. Ed è ancora festa! Continuo con Sasha tra altalene e scivoli che ci fanno sorridere e nauseare. Sto bene fin quanto non entro nel baratro della malinconia e della gentechevorreiquiconme, e mi appare per non so quale motivo il Papagni. Ho il magone per l’impossibilità di prendere quel benedetto treno per il nord, scegliendo probabilmente un’altra meta, quella capitolina, ma non è ancora tempo per scegliere. Deciderò all’ultimo momento, e mentre continuo a camminare con quella fievole luce, mi porto il bicchiere alla bocca. Vai col secondo giro.

Io bevo per dimenticare
bevo per non stare male
bevo che cosi' mi va'
bevo tutta la citta'

 

11/05/2008

… “E quello che dico adesso
l’ho imparato da te
come un mormorio nelle tenebre
e oggi so
che la terra
come una madre
dal viso di sole
allatta la sua creatura più bella.

Ma che fare?
I miei capelli sono impigliati ai diti di ciò che muore
non posso strapparne la testa
devi partire
guardando gli occhi del nuovo nato
devi abbandonarmi.
La donna ha taciuto
si sono baciati
un libro è caduto sul pavimento
una finestra si è chiusa.

È così che si sono lasciati”.
(Nazim Hikmet)


Oggi va così, senza festeggiamenti, ma col sapore di una settimana trascorsa tra vodka e birra. Fluire di percezioni immaginarie senza pensare al passato. Eventi che corrono come treni in corsa, senza sosta, se non per prendere un grosso respiro e di nuovo apnea.

Sono strada, sono montagna, sono binari che non si incontrano. Sono lancette che vanno veloci, che si sfiorano, ma non si violano. Sono decisioni che prendo con un raziocinio che mi sconvolge, che non è mio. Sono valigia pronta a partire, sono lacrime dopo una Tuborg alle 19, breve pianto di pentimento per una scelta forse sbagliata, o troppo adeguata. Sono pensieri che vanno tra i colli Euganei. E sono chiacchiere, fino alle cinque. Un inaspettato ritorno. La bocca che si muove verso di lui, il mio corpo protetto dalla maglia di Filippo e la mente occupata dall’immagine dei tre. Sono un patto a lunga scadenza. Sono il tuo viso dentro il mio sogno. Sono il profumo di Margherita!


Ho fatto un sogno: tu c’eri
Vivo così

13/05/2008

La felicità è un profumo che non puoi versare sugli altri senza ritrovarti con qualche goccia addosso”… ma dove l’ho sentita sta frase???

I capelli troppo corti, ricci e rossi. Oggi, sono così, come loro: irrequieti. Voglia di musica commerciale e movimenti stupidamente sensuali lungo il corridoio, mentre sistemo immagini di Gustav. Esami imminenti e amici nella mia terra, che si godranno il mio sole, il mio mare, la mia aria. Egoista di emozioni e sentimenti che da sabato sono più marcati come una linea di gesso sulla lavagna. Sono convinta e dico che basta dire di no, in tutte e due i sensi…alla fine è solo questione di virgole. Me lo ripeto nell’enfasi più conveniente! Quelle parole risuonano ancora alle mie orecchie e quando lui si avvicina mi infastidisce, strano ma vero… non è il momento, e soprattutto non è lui che voglio. Non aspetto, ma vivo ogni attimo che il destino mi riserva senza progetti a lunga scadenza. E mi godo quei passi sul balcone con qualche goccia di pioggia che si posiziona sul viso senza offenderlo, gioco con un accendino viola e un drum pronto per essere vissuto. Ho la lucidità datami da una settimana filoalcolica, che mi ha fatto perdere e ritrovare. Sibilo un “sto bene!”… non urlo, qualcuno potrebbe sentirmi. Shhhhh!

 

scritto da wasabi alle ore 17:39 commenta    leggi commenti (0)
 <  agatellawasabi >

02.05.2008

Il cinese della piazza del pino

Tutto è iniziato così:

Da : http://caracollante.blogspot.com/

giovedì 17 aprile 2008

leonardo padura fuentes

domani, dunque, i bananieri.

con leonardo padura fuentes, il cubano che scrive gialli e fuma il sigaro.

e, insieme a lui, giuliano giubilei e sergio sottani. il giornalista e il pm-scrittore.

luogo e ora: auditorium di santa cecilia (perugia), 21.

accorrete numerosi.

scritto da wasabi alle ore 21:27 commenta    leggi commenti (0)
 <  agatellawasabi >

01.05.2008

Il quattro alle sette

Avevo nel petto un ticchettio costante come un metronomo che oscilla a 1/8… veloce, funesto… inarrestabile. Tuntuntuntun… un cavallo che galoppa, una fuga dal presente o un tuffo, dalla rocca, nel passato. Mi ritrovo con un casco che sbatte col suo, evitando profonde buche e lenti autobus, lunghe file al rosso e smog che ci fa tossire. Dritte alla sua nuova vita, la sua nuova casa…più che bella, accogliente, e soprattutto loro. Si manifesta un verde che mi attrae, che respiro come fosse aria, e profuma di compagnia e di leggerezza. C’è chi arriva con lo smalto laccato e chi con il “quadrato”, è un abbraccio continuo e sorrisi senza circostanza, che nascono ad ogni vecchio evento che sembra lontanamente presente, ma tutto è finito al numero 70. Scatoloni pronti a superare lo Stretto, letti senza riparo, pareti linde e sforacchiate, armadi ancora pieni e mappamondi che ruoteranno tra le Murge. È finito, dopo sei anni… è straziante, lacerante. Percepiamo il cambiamento e anche l’invecchiamento, o meglio la maturità… cazzo, è ora di responsabilizzarci, ma forse dopo, per ora passamela. E qualcuno si perde tra i ghirigori delle tende, tra gli odori dei panifici e i clacson sembrano ouverture. Il cuore rallenta tum tum tum, percezione di malinconia.  Finisce così questa esperienza, ci si ritrova al solito paradiso dei saluti, pronti per il viaggio e zaino in spalla.

Adesso è ora,

Arrivederci, ma non più al solito posto.

 

scritto da wasabi alle ore 19:03 commenta    leggi commenti (1)

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Il quattro alle sette

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